Rubrica: Un libro al mese


Aprile 2024
 
Fabrizio Gambini

Eva Cantarella, Contro Antigone, Einaudi 2024.
Christa Wolf, Medea, e/o 2019.

Come è già successo, il libro del mese sono in realtà due. Letti in parallelo, rivelano qualcosa di un modo del femminile di scriversi contro. Contro cosa? Contro Creonte, ad esempio. Se Antigone è uccisa dalla legge di Creonte, Medea uccide di striscio, diciamo così, come effetto collaterale, un altro Creonte: il padre della promessa sposa di Giasone. Ma anche contro il potere della Polis.
Medea, costretta a vivere sul bordo, fuori dalle mura della città, ne combatte l’ordine, lo scardina con in suoi atti. Anche Polinice è bandito dalla città; ne è bandito il cadavere, che sarà preda degli animali e della corruzione della carne. Antigone è la sacerdotessa del genos, del legame di sangue, della fratria. Medea è piuttosto la sacerdotessa dell’eros. Ella spazza via il genos, lo annulla privando un padre, Giasone, dei suoi figli. Poco importa che Medea ne sia la madre.
Quello non conta. Nella Grecia di Pericle, nella breve stagione della democrazia ateniese, le madri assicurano attraverso il gamos, il legame coniugale, l’instaurarsi controllato, normato del genos, il legame di sangue e di parola che è questione tutta paterna, legame patrilineare che più patrilineare non si può. Abbiamo citato Sofocle (Antigone) e Euripide (Medea), manca Eschilo che si fa interprete della legge di Atene, e di Atena. Ricordo a questo proposito il mito della nascita della città: Eretteo, il primo ateniese, non è nato da corpo di donna, bensì dal seme di un dio (Efeso) sparso al suolo in un gesto di concupiscenza verso la stessa Atena. Nel processo istituito da Atena per giudicare il crimine di Oreste, l’uccisione della madre, a sua volta colpevole dell’uccisione di Agamennone, padre di Oreste, è centrale la testimonianza di Apollo: uccidendo il padre, si uccide il principio generatore, il principio di ogni ordine. Meno grave è l’uccisione della madre, la custode del seme, l’incubatrice, la cui funzione, diversamente da quella paterna, è sostituibile. Questo è Eschilo.
E questo era il mondo dell’Atene di 2500 anni fa. Eva Cantarella e Christa Wolf rileggono, ognuna a suo modo e ognuna con la propria sensibilità e la propria competenza, le due figure di Antigone e di Medea. Da subito siamo condotti a porci la questione di cosa faccia permanenza e di cosa sia radicalmente cambiato rispetto all’Atene di Pericle. Quanto c’è di progresso nel mondo attuale rispetto a quello di allora? O, meglio, che cosa accompagna l’indubbio progresso tecnico scientifico che c’è stato?
Leggete i due libri. Sono due radicali, e necessarie, chiavi d’ingresso per cogliere qualcosa della trasformazione che il secolo, come la clinica psicoanalitica, ci pone davanti agli occhi.

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