Associazione lacaniana internazionale - Torino

EDITORIALE
di Fabrizio Gambini

Le tre parole che cambiarono il mondo

Esiste un complotto a fin di bene? O meglio, può il bene realizzarsi per via di complotto? Quello di Marc Augé è un piccolo libro interessante: un racconto breve di fantascienza. Come quasi tutti i racconti di fantascienza si svolge nel futuro, ma la dislocazione dell’azione nel futuro è minima. Siamo nel 2017 e il mondo in cui l’azione si svolge è il nostro: quello di oggi. Un complotto ben intenzionato cambia quel mondo, permette a quel mondo di avvicinarsi ad essere quello che potrebbe essere: una Repubblica federale mondiale il cui scopo sarebbe stato quello di debellare la povertà e promuovere la democrazia a livello planetario.

Marc Augé non è Jules Verne e non è Philip Dick, non è insomma uno scrittore di fantascienza, bensì un serissimo etnologo e antropologo che è stato presidente dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales dal 1985 al 1995. Dobbiamo dunque pensare che quando si lascia andare a scrivere un romanzo breve, un divertissement, in cui prospetta l’esito felice per l’umanità di un complotto, sappia di cosa parla: un complotto a fin di bene, un complotto, si potrebbe dire, visto dalla parte del complottatore.

Non è tanto usuale. Quando dalle nostre parti si parla di complotto si pensa alla paranoia, alla irrefrenabile tendenza umana a immaginare, quando non a credere, all’esistenza di complotti. Seguendo questo filo di ragionamento, ovvero il complotto visto dalle vittime del complotto, si può persino affermare che in qualche modo assistiamo a qualcosa che è dell’ordine della paranoicizzazione progressiva del contesto sociale. Si va da come è stato ucciso Kennedy, al fatto che Armstrong non è sbarcato sulla luna, alla CIA dietro alle Torri Gemelle, ai vari Grandi Vecchi, ai Poteri Forti e così via complottando, ovvero immaginando, supponendo una logica dietro il caos delle apparenze. [...]

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